Compagni alle armi. Non votare, spara.

Non ho votato, come tanti di voi (spero), e quindi non mi compete essere triste o felice per il risultato delle elezioni.

Qualcuno mi ha accusato di buttare al vento anni e anni di lotte per conquistare il diritto al voto, qualcunaltro invece mi accusava di votare per berlusconi non votando.

Qualcunaltro invece si preoccupava del mio futuro, dicendo che se non faccio uso del mio diritto di voto poi "da Grande" non potrò partecipare ai concorsi statali e puttanate del genere.

Inutile stargli a spiegare che il non voto è un fatto politico, atto a delegittimare la verticalità dei governi e delle forme partito, contro il concetto di stato nazione e confine, rappresentanza e delega. Inutile stare a spiegarli come l'unica società che vorrei è quella post-nomadica di gente che si desidera, dove la costruzione del "Comune" è alla base dell'orizzontalità, superando quei mostri che chiamiamo governi, istituzioni, partiti, ecceecceccecceeccc (di mostri ce ne sono veramente troppi per farne un elenco).

Ma alcune considerazioni possiamo pure darle, no? Che dire? che peggio di cosi di certo non poteva andare. La sinistra torna extraparlamentare (e sti cazzi, quei finti comunisti di merda infondo infondo un po neoliberisti devono morire tutti), Bertinotti si dimette (un'altro scemo fuori dalle palle) il veltrusca se ne sta all'opposizione, vincono su tutti quei burini fascisti della Lega, e Pdl alle stelle!

Ci aspettano altri 5 anni di malgoverno della destra parlamentare più rozza, insulsa, ignorante, fascistoide di tutta europa. Sti cazzi, tanto io me ne sto in Spagna, dove di certo non c'è il governo più comunista della storia, ma almeno Zapatero prova a portare qualche cambiamento in una direzione di certo migliore della nostra: pensando solo alla "Ministra della Difesa Donna e Incinta" cosa che in italia nemmeno tra un miliardo di anni. Forse solo se le compagne femministe prendessero le armi e facessero un'insurrezione tutta al femminile.


Che dire, un'insurrezione Queer, che sogno!
Che rimane da fare? Lo sappiamo bene, i governi vanno e vengono, ma i movimenti restano.
Quindi buttiamo giù quest'ultima amarezza del meccanismo della rappresentanza democratica, lasciamo ancora una volta che qualcuno decida per noi, e vai col mambo!

A noi cosa rimane??? One solution, revolution! (come si intonava a Firenze, dal secondo piano della Fortezza Da Basso, durante quelle spendide giornate del Social Forum Europeo)

Compagni alle armi. Non votate, sparate, che tanto è sicuramente meglio.

ps: per chi se ne sta a Roma, consiglio vivamente due incontri -  

 - 19 Aprile h. 10:30 Scienze Politiche (la sapienza)

Seminario con Toni Negri
3° giornata di autoformazione
DEMOCRAZIA E CRISI
il pensiero di Toni Negri.

Collettivo (SP)2

- sabato 19 aprile, ore 17:30

presso Esc, atelier occupato

La linea e la fuga

presentazione del libro di Luca Casarini
La parte della fortuna (ed. Mondadori)
ne discutono assieme all'autore:
Toni Negri - Tano D'Amico -Judith Revel - Marco Bascetta
a seguire reading a cura di Elena Vanni e aperitivo post-socialista

Di certo a me non me ne frega un cazzo di Casarini e del suo libro, ma vale la pena andare solo per i relatori del calibro di Toni Negri - Tano D'Amico -Judith Revel - Marco Bascetta.
Hola!


Hola dalla città più assurda del pianeta.

Eccomi al terzo giorno di viaggio, lontano da quella triste Roma che tanto amo (e che amerò per sempre) ma che come in una bolla di vetro ti rinchiude e ti soffoca.

La mia meta è Barcelona! Una cazzo di città con più di 300 squat (situazioni abitative occupate), gente di tutto il mondo in giro per la città a qualsiasi ora del giorno e della notte. Boh, devo ancora capire una infinità di cose, ma per il momento, Welcome to Barcelona to me.

Solidarietà ai compagni romani di piazza San Marco e Pza Venezia.

Liberi TUTTI e subito! 


Presentazione di "Rosso" - Roma La Sapienza - Appuntamenti consigliati parte 3

A propositi di "Rosso", ne abbiamo già parlato segnalando
l'articolo di Carmilla Online. Bene, per tutti gli interessati ci sarà una presentazione del libro dalle ore 16 alle 19 presso la facoltà di Scienze Politiche alla Sapienza, Roma, organiozzato da Rete per l'autoformazione - Esc, atelier occupato - Derive Approdi

Qui il comunicato:

Mercoledì 2 aprile - presentazione di Rosso
storie e immagini della rivista più innovativa degli anni '70

h 16-19, facoltà di Scienze politiche
presentazione di Avete pagato caro non avete pagato ancora tutto. La rivista "Rosso" (1973-1979)
di Tommaso De Lorenzis, Valerio Guizzardi, Massimiliano Mita (edizione Derive Approdi)
intervengono oltre agli autori:
Chicco Funaro, Paolo Pozzi, Tano D'Amico,Daniele Pifano
Sergio Bianchi presenta il video Esilio
 


Grande è la confusione sotto il cielo - Parte due

Grande è la confusione sotto il cielo - Parte 2

A volte ritorno in quei luoghi dove suole ritrovare la felicità con poco.
Non è facile trovarsi nel buio della fabbrica, non è facile trovarsi nel mezzo dei colori e dei suoni che la notte imbrunisce con avidità.
Cerchi le voci di amici e nemici, ti guardi intorno e cerchi, cosa cerchi?
I sorrisi son pochi, sui volti della gente, che come te in preda a sostanze psicoattive crede di vedere ciò che c'è al di là del dicibile.
Intento a divertirti e divertire, sognando e tifando rivolta, le tue aspettative sono deluse nel vedere come l'esperienza di una collettività frastornata
da bpm e pillole magiche si trasformi in adulterio del comune, in negazione degli altri, in diffidenza e risentimento. Estraneità.

Tutti diventano soli, o almeno, lo sono sempre stati, e qui fanno finta di non esserlo. Tutti diventano diffidenti, paurosi, incapaci di godere che non di se stessi e delle sensazioni che un muro di casse e sostanze varie riescono a darti, vittime oramai di un meccanismo così perverso per il quale l'esperienza del solo diviene il tutto. Ci sono io, ci sono le sostanze, c'è la musica. Che cerco di più? Cosa cerco?
Quando ero più piccolo gridavo "cerco un mondo all'altezza dei miei sogni!" Ora cosa cerco?
E qui, tra polvere e solitudine, tra la notte e l'aurora, cosa trovo?
Ancora non sò cosa trovo, e direte voi, come fai a saperlo se non sai cosa cerchi?
Allora mi intrattengo con gente mai vista, induco sorrisi in visi pallidi e spenti, urlo "Gioia di vivere!" a chi vedo che ne è sprovvista, contagio di felicità le facce tristi.
Ma non sempre ci riesco.

Non sò cosa cerco, ma lo faccio in continuazione. Cercare.
Vorrei toccare gente e conoscere la natura, come quando sei piccolo e plasmi e conosci la natura toccando e curiosando.
Vorrei trovare la meraviglia, negli occhi della gente, la felicità e la necessità nel contatto senza fraintendimenti, vorrei prendere tutti per mano e urlare al mondo "Noi non siamo tristi quanto voi! Noi siamo il popolo che si desidera e sta insieme perchè lo vuole! Non saremo mai come voi, schifosi animali da lavoro, apatici e invidiosi, perchè noi siamo la forza della primavera!!!"
Ma poi riesco dai miei divaghi, ritrovo il senso dell'io cercando un po di riparo dal grande flusso di corpi e visioni.
Mi astraggo dal tutto, che poi tutto non è mai stato.
Finiti i deliri, finite le speranze, mi guardo attorno. Cosa vedo?
Quel che cerco non lo so. Ma quando mi guardo intorno trovo solo diffidenza, paura, solitudine. Una malsana estraneità che distrugge il senso del comune.
Nessuno si tiene per mano, nessuno piange, nessuno ride. Nessuno urla "insurrezione", nessuno dispiega felicità. Nessuno ti conosce, nessuno si desidera. Ammutoliscono.
Sono tutti presi nella miseria della propria psike, che tanto attiva non è, dimenticando o forse non sapendo che, accanto a loro, c'è qualcuno che fa lo stesso.

Ora la musica è spenta, i corpi fermi e inermi, la mente non vaga più per vie mai svelate. L'amaro scende e la giornata ricomincia, nella triste verità della miseria di tutti i giorni.


Tortura. Bolzaneto la Guantanamo italiana.

Pagherete Caro, Pagherete tutto. Solo queste parole possono esprimere tutte le sensazioni di rabbia, rifiuto, vergogna, indignazione. Durante le giornate del g8 di Genova c'è stata la più grande dimostrazione di come un governo neoliberista usi la tortura, la repressione, la militarizzazione [dei corpi e non] per mantenere lo status quo e debellare il dissenso.

Debellarlo come una malattia contagiosa.

La storia siamo noi. Questo era scritto sullo striscione che apriva l’imponente manifestazione del 17 novembre scorso a Genova. Quella di Bolzaneto è un’altra storia, una storia già finita. Anche se la sua conclusione formale si colloca nel 2009, con la prescrizione di tutti i reati grazie ai termini di modifica previsti dalla legge "ex Cirielli".

La richiesta di 76 anni di carcere per i 44 imputati - poliziotti, agenti penitenziari, medici, infermieri - attiene ai reati di abuso di ufficio, lesioni personali, falso, abuso di autorità. La nostra storia parla di torture. Il loro sistema normativo fa riferimento a trattamenti inumani e degradanti: il reato di tortura nel nostro sistema penale non esiste (e non solo nel nostro: Abu Ghrahib docet).

 

La nostra storia ci dice che la tortura contro i prigionieri è sempre esistita, che è stata praticata negli anni ’80 nella stagione del conflitto più radicale, che verosimilmente la moltitudine di Genova metteva ancora più paura. Ci dice che lo è tuttora (qualche nome recente: Aldrovandi, Brianzino…), che è pratica periodica nelle caserme e nelle camere di sicurezza. La loro logica presuppone che si debba sapere: solo così può dispiegare sino in fondo la sua valenza deterrente. La nostra storia ci dice che sappiamo bene che mai nessun torturatore o assassino al servizio del potere ha pagato.

Vorrei precisare: odio il carcere. E' l'istituzione più brutale e repressiva che la mente umana abbia mai creato.

Per questo al grido "Liberi Tutti", non auguro il carcere a nessuno, nemmeno ai torturatori di Bolzaneto.

Ma questa è un'altra faccenda. Qui ci stiamo giocando la presa in atto di una responsabilità politica. Una responsabilità che include la mattanza della Diaz, gli scontri e la legittima difesa nelle piazze di quei giorni e delle piazze future. 

Noi siamo una malattia contagiosa, non cè modo di sconfiggerci. Siamo la malattia della felicità, della libertà di movimento dei liberi corpi, di quei sentimenti caldi che sono il rifiuto e la rabbia, l'odio e l'amore. Siamo una malattia che reclama reddito, che vuole tutto, e che prima o poi se lo prenderà. 

Questo è quello che posso dirvi: [stato, poliziotti, carabinieri, fascisti] pagherete caro, pagherete tutto, statene certi.

Rassegna stampa di vari media sulla faccenda bolzaneto:

 G8, ecco i «buoni» e i «cattivi» secondo i magistrati  Manifesto

Tutti gli orrori di Bolzaneto 2001  Manifesto

Bolzaneto: un processo nato morto  Global Poject

"Io, l'infame della caserma che ha denunciato quelle torture" Repubblica Online


Notte Bianca dell'Autogestione - La Sapienza - Appuntamenti consigliati Part III

Appuntamenti consigliati Parte III:
                 

 Il 19 Marzo la Sapienza sarà ancora una volta spazio pubblico, autogestito, conflittuale, vivo: ecco, esattamente la NOTTE BIANCA DELL'AUTOGESTIONE!

Contro le autorità accademiche e i baroni delle macerie dell'università

Contro la vergogna della città universitaria militarizzata lo scorso 17 gennaio per l'inaugurazione dell'anno accademico

Per riprenderci per un giorno e una notte le facoltà

Per esprimere conflitto, dissenso, critica, libertà e creatività

Per riempire con i nostri corpi e i nostri saperi la cittadella universitaria.

Questo il Programma 


Avete pagato caro, non avete pagato tutto

Riporto un articolo preso da CarmillaOnLine, su una pubblicazione di Derive e Approdi: Rosso. 

Pubblichiamo un estratto da Avete pagato caro non avete pagato tutto. La rivista «Rosso» (1973-1979) (DeriveApprodi, pp. 108+DVD-ROM, 18 euro), che ripercorre la storia di una delle più sperimentali e innovative riviste dell'Autonomia operaia.

Il 7 dicembre del ’76, giorno di sant’Ambrogio, a Milano fa freddo. La colonnina di mercurio è inchiodata sullo zero. Gelo e nebbia. Tempo da lupi. Tempaccio buono per paltò e pellicce. Ma anche per tolette e smoking. Alla Scala, infatti, è fissato l’Otello di Verdi, che apre la stagione lirica e di balletto. È l’immancabile appuntamento dell’alta borghesia meneghina: la celebre “prima”, divenuta leggenda rossa dal giorno in cui Mario Capanna organizzò la contestazione del movimento studentesco ai signori di Milano. Correva l’anno 1968.

o stesso luogo. Un altro tempo.
Regia, scene e costumi portano la firma di Franco Zeffirelli. Placido Domingo interpreta Otello. Mirella Freni è Desdemona. A Piero Cappuccilli tocca l’infido Jago: «Credo che il giusto è un istrion beffardo»…
La televisione trasmette in bianco e nero. Ancora per poco. L’anno dopo finirà l’età di Carosello e il chiodo di Fonzie spunterà dal piccolo schermo. Happy Days… Non a dicembre, però. E non all’ombra della Madonnina.

Per l’occasione cultural-mondana, il primo canale ha sostituito i programmi ordinari con le riprese della struggente follia del condottiero moro. Il «Corsera» non ha perso tempo e ha rilanciato le rendez-vous très chic. Imperdibile. Eccezionalmente spettacolare. «Una schiera di telecamere mobili e fisse, sistemate nei punti più disparati secondo un preciso disegno strategico, entrerà in azione stasera alle 20.45 alla Scala, per riprendere a colori, in diretta, l’Otello di Verdi». Se la strategia televisiva pare impeccabile, qualcosa – in strada – difetta sul piano della tattica.

Prosegue... su Carmilla OnLine