Fuori dalla famiglia, fuori dal lavoro: Reddito per l'autodeterminazione

REDDITO PER L’AUTODETERMINAZIONE
Questo articolo fa parte di ottimo post sul blog a/matrix.noblogs.org

Negli anni ’70, la parte del movimento femminista che chiedeva un salario per il lavoro domestico e contro la divisione sessuale del lavoro, aveva colto la centralità della lotta per il riconoscimento della produttività delle attività di cura che le donne, non retribuite, svolgono nelle famiglie.
Oggi non ricordiamo quell’esperienza per chiedere un riconoscimento o una monetarizzazione del lavoro di cura che le donne ancora svolgono. Monetizzare e quindi riconoscere questa attività ci inchioderebbe al suo svolgimento e ne confermerebbe ancor di più la prospettiva sessuale.
Oggi ci interessa invece sottolineare il paradosso del non riconoscimento del lavoro di cura.


Così come il modello neoliberista non quantifica nè riconosce un lavoro potenzialmente infinito e che riguarda tutti, così noi non riconosciamo le distinzioni che questa società vorrebbe fare tra lavoro e non lavoro, e per questo affermiamo che un reddito ci spetta indipendentemente dal nostro essere all’interno di rapporti di lavoro codificati dal modello capitalista e patriarcale. Ma soprattutto per affermare che vogliamo sia garantita a tutt@ l’esistenza, al di là di quello che si sceglie di fare." Oggi non chiediamo la retribuzione del lavoro di cura perché vogliamo che esso sia solo una delle attività che ognun@, uomo o donna, possa scegliere di svolgere.

Un’attività frutto della libera scelta, della passione o dell’amore tanto quanto ogni altra attività in una società che garantisca ad ognun@ l’esistenza – anche sul piano materiale – per il solo fatto di essere nat@, ma, soprattutto, che permetta l’autodeterminazione dei soggetti. Tutt@, infatti, indipendentemente dal luogo di nascita e dalla cittadinanza, dall’orientamento sessuale dovrebbero avere queste garanzie. Per tutte queste ragioni noi oggi chiediamo un reddito per l’autodeterminazione per tutt@ come strumento per sovvertire la divisione sessuale del lavoro e per scardinare l’impianto familista, lavorista e nazionalista dello stato sociale. Per potere uscire dalla famiglia e dal lavoro è necessario pretendere un reddito sin dal momento della nascita, scisso da ogni stato civile e condizione produttiva.

Inoltre solo il riconoscimento del reddito anche ai minorenni svincolerebbe le donne dall’essere confinate in ruoli stereotipati, fra tutti la cura dei figli. Infine, la possibilità di liberarsi dal lavoro percependo un reddito potrebbe favorire il diffondersi di stili di vita improntati alla decrescita e liberi dal consumismo compulsivo causato da lavori poco gratificanti, che “risucchiano” l’intero tempo di vita. Dunque per rifiuto del lavoro non intendiamo il rifiuto di qualsiasi attività, ma quello dei rapporti produttivi codificati dalla società capitalistica e patriarcale. Non c’è sciopero che tenga di fronte alla possibilità stessa di sottrarsi al lavoro! Il reddito è lo strumento più robusto di cui lavoratrici e lavoratori possono servirsi per ridisegnare le regole del lavoro stesso. Per queste ragioni il reddito potrebbe essere uno strumento per ricostruire un terreno comune di lotta per le/i lavoratrici/ori, che in un sistema precarizzato e de/personalizzato sono vittime dell’individualizzazione delle tipologie contrattuali e delle condizioni lavorative, privati del valore della contrattazione collettiva e della solidarietà sociale e dunque costretti ad una dinamica basata sulla competitività e sulla conflittualità anziché sulla condivisione. Il reddito che ci immaginiamo dovrebbe essere di tipo diretto e indiretto, sotto forma di denaro ma anche di libero accesso alle risorse e ai servizi.

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Il desiderio mancato: riappropriazione della sessualità come pratica sovversiva.

Prenderò come spunto di partenza un articolo apparso sul manifesto del 04.12.07 di Pietro Bianchi “Il desiderio mancato dietro la violenza maschile”.
Si afferma che la coppia sessuale, che vive in questo mondo completamente sessualizzato, è caratterizzata dalla sconnessione di desiderio e godimento, dove il secondo è sempre più esposto e onnipresente ma non più mediato dal primo.

In effetti alcune considerazioni sono necessarie.
La libertà sessuale è un qualcosa di estremamente complesso, che non può coincidere con l’avvento della pornografia e della sua diffusione di massa, o nell’emancipazione sessuale femminile e la riappropriazione del proprio corpo che ha contribuito alla nascita di una nuova strategia di marketing improntata su dildo e giocattoli sessuali.

Bisogna riconoscere un dato essenzialmente triste e deprimente: la libertà sessuale diventa businnes nel momento in cui coincide con la pornografia e la concezione della sessualità globalizzata diffusa dal mainstrem.
Nella prestigiosa università di Berckley, nella facoltà di economia, esiste un corso specifico sull’industria pornografica. La prima cosa che ti spiegano è che l’industria pornografica investe e guadagna più dei tre maggiori sport americani messi insieme: il basket, il football e il baseball.
E’ tramite l’industria pornografica che si stabiliscono standard multimediali rispetto ad altri: l’avvento del VHS rispetto al Betamax è dovuto per lo più alla scelta delle maggiori case pornografiche nell’uso di questo device piuttosto che di un altro.

 

 
Questo perché oramai si parla di sesso ovunque. Anche nei talkshow o nelle riviste come Panorama. Ma il discorso non sta nel parlare o nel rendere visibili cose che prima non lo erano al grande pubblico, ma semmai capire cosa vuol dire rivoluzione sessuale, o libertà sessuale, o liberazione dei corpi.
E’ nel rapportarsi collettivo, nel considerare il corpo sotto altre categorie, pensare alla sessualità da un visuale diversa e saltando di paradigma rispetto alle precedenti codificazioni. Non nel rigettare nel mercato globalizzato culi e cazzi ovunque, accendendo la fantasia erotica nell’immaginario collettivo, incrementando le vendite di qualsiasi oggetto di consumo, dalle riviste, ai medicinali, ai sex toys.

Perché questo processo rende la sessualità molto più complicata e contraddittoria.
Riprendendo Pietro Bianchi, è interessante l’analisi che fa, affermando che in questa società sessualizzata viene a mancare la mediazione “dell’Altro” tra il desiderio e il godimento.
Questo ci restituisce la pornografia: pura ripetizione di un godimento pulsionale. Citando l’articolo: “Le mille forme in cui la sessualità oggi si mercifica e si esprime la rendono dunque al contempo muta, pura ripetizione di un godimento pulsionale. La «libertà» sessuale ci riconsegna dunque una sessualità deprivata del desiderio, una sessualità da incubo dove il corpo è «solo corpo» e non si fa segno di nessuna relazione intersoggettiva, dove il desiderio dell'Altro non ha bisogno di essere attraversato, perché la soddisfazione del godimento è a portata di mano”.

Questo è come la sessualità ci viene proposta dal mainstream. Una sessualità dove il desiderio è ciò che viene sacrificato, dove le forme contemporanee delle relazioni sessuali deprivate dalla mediazione dell'Altro, e quindi strutturalmente masturbatorie , rimangono solitarie.
Sono necessarie alcune specificazioni: qui non si parla di quelle pratiche masturbatorie sane e necessarie secondo la soggettività, ma si parla di quelle indotte da una sessualità vuota di significati, isolata, e poco appagante. Viva la pulsione sessuale animale, se questa rimane genuina e spontanea!!!
Come del resto, la pornografia non è la faccenda che “scotta” di più: la pornografia non è altro che la liberazione del corpo messa in atto. O semplicemente il rifiuto del lavoro. Essere pagati per prendere dieci cazzi al giorno o venire in faccia a quattro ragazze mentre una quinta ti ficca qualche dildo al culo, è sicuramente meglio che andare a lavorare. Sicuramente meglio che andare alle presse in fabbrica o alle acciaierie e morire bruciati per nemmeno mille euro al mese. Ed è anche divertente, molto divertente.

La rivoluzione sessuale invece parte proprio dall’affermazione dei propri bisogni e dei propri desideri come assunzione primaria, e poi diviene sottrazione, riappropriazione.

Rendere questi sogni e questi desideri svincolati da codificazioni etiche, prenderli e renderli collettivi, cambiando i rapporti tra uomo donna, madre e figli*, marito e moglie, è il punto nodale della questione.

E alla liberazione del corpo procede la liberazione della mente e la riappropriazione della propria vita. La riappropriazione dei propri ritmi, dei tempi sottratti al lavoro e alle parti sociali che dobbiamo interpretare, alla riappropriazione dei propri spazi interconnessi con i nostri bisogni e i nostri desideri.
E qui che ancora una volta la sessualità diviene sovversiva nel momento in cui diventa riappropriazione di se stessi e affermazione dei propri sogni e bisogni.

La parola Desiderio viene fatta risalire generalmente al De bello Gallico: i desiderantes erano i soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo desiderare: stare sotto le stelle ed attendere.
Sognare. Questo è desiderare.

Pietro Bianchi rilancia infine il discorso ponendo alcune domande: “Quanto ha di propriamente «maschile» questa forma della soggettività, e quanto invece è sempre più trasversale, disincarnata come la sessualità che la connota? Ogni movimento che voglia mettere a tema il desiderio (e tutti i movimenti lo fanno, esplicitamente o no) non può non focalizzare innanzitutto la soggettività sessuale. Partendo ciascuno da sé, se questa formula non significa la rinuncia a ogni universale ma l' implicazione soggettiva nell'oggetto del proprio discorso. Di che forma di soggettività vogliamo farci portatori come uomini e donne che incarnano la strutturale asimmetria della differenza sessuale?”
E qui vorrei rilanciare un nuovo spunto: quanto la liberazione dei corpi assunta durante le insurrezioni degli anni 70’ sia stata cruciale per l’avvento di questa sessualità “costruita”, e come invece sia stato possibile che il vero messaggio si sia perso nelle canzoni e nei libri che di quel periodo ne celebrano la gioia e la determinazione?
Come possiamo noi, figli di mezzo della storia, effettuare quella riappropriazione dei corpi, dei tempi, degli spazi, dei desideri, e creare sovversione?


Orgasmi multipli - Quando l'egoismo reciproco diviene moltitudo.

Oggi ho deciso di cominciare a trattare la sessualità e di conseguenza la sua soggettività. Un argomento spinoso che implica tutte le sfere del sapere, che interroga ogni disciplina, che si lega ad ogni aspetto della realtà. Per questo ho voluto cominciare con la condivisione di una mia esperienza. Per cominciare a dire che non cè niente che nella soggettività sessuale sia giusto o sbagliato, privato o pubblico, sporco e pulito, ma solo affermazione dei propri bisogni, riappropriazione dei propri corpi, liberazione di un desiderio.  

Perchè i sogni e i bisogni divengono sovversivi, quando si collettivizza...

La storia degli orgasmi multipli femminili è oramai diventata una leggenda che stimola le fantasie di ogni maschio, i suoi desideri, e le sue attenzioni per una  dialettica sessuale improntata al raggiungimento dell'orgasmo del proprio partner sessuale. La mia esperienza riguarda una serie di rapporti sessuali con una ragazza che aveva orgasmi multipli.
Ci siamo conosciuti quasi per caso, anzi, per un vero caso, a talpunto che se raccontassi la vicenda sarebbe poco credibile.
Stà di fatto che per una serie di motivi me la sono ritrovata in casa come una mina vagante per quasi una settimana.  "Chiedimi di venir con te, ti prego". Immaginate la mia faccia.
Una volta scesi a casa mia abbiamo passato una delle settimane più travolgenti di tutta la mia vita... 

Passammo tutto il tempo che ci fu concesso scopando come matti. Si insomma, mi venne da pensare alle parole di un film "Quanto è bello scopare con chi vuoi e non andare a lavorare".

Bhe, devo dire che non ha tutti i torti.

Cmq tornando ai nostri orgasmi multipli, successe che lei per ogni scopata veniva 20-30 volte. Non scherzo.

Era la prima volta che capitava, sia a me che a lei; un pomeriggio nel bel mezzo di una scopata mi chiese: "Ma come faI?" le risposi "Io?... ma come fai tu? Sei una forza della natura!". 

La sua versione dei fatti circa l'orgasmo multiplo è pressapoco così: prima hai una serie di piccoli orgasmi, che non sono come orgasmi ordinari, nè possono essere definiti "sentori" di un orgasmo  (cioè la consapevolezza di stare per arrivare al fine). Sono per lo più dei piccoli orgasmi, continui. QUesti piccoli orgasmi sono intervallati da veri e propri orgasmi, più forti di quelli ordinari (contrazione dei muscoli addominali, inarcamento del busto, irrigidimento del corpo, smorfia del viso come se provasse dolore, produzione ed espulsione di liquidi, urla ecc ecc), che si protraggono con gli orgasmi più piccoli fino all'orgasmo successivo... così, un ciclo continuo, fino a che a me reggeva, ovviamente.

Credo che anche la condivisione delle pratiche sessuali sia un modo per riaprire il dibattito sulla sessualità partendo dallo sdoganamento di ogni discorso da qualsiasi morale. In un rapporto sessuale non ci sono le categorie del giusto e dello sbagliato. Diviene giusto e sbagliato solo ciò che l'un* e l'altr* decidono che lo sia.

Per la prima volta abbiamo provato la stimolazione forzata del punto G, cioè la stimolazione della parete anteriore della vagina attraverso l'uso delle due dita centrali della mano. Qui un grafico esplicativo.



Forzata perché fatta con tutta la forza del braccio e della spalla. Con questo metodo si raggiungono orgasmi in meno di 10 secondi. Il nodo fondamentale è che il punto G viene stimolato solo dalla pressione, e non dallo strofinamento, dal semplice tocco delle dita o simili, perchè è collegato direttamente con il centro nervoso del piacere.

Tenere una mano sopra il pube della donna e premere leggermente durante la pratica della pressione del punto G può aiutare a raggiungere l'eiaculazione femminile.

 Qui il link di un video dimostrativo ed propedeutico sulla stimolazione del punto G

Qui un link più HArdcore sulla stimolazione del punto G ed eiaculazione femminile: http://www.youporn.com/watch/27883  

 Infondo alla pagina ci sono dei link di approfondimento su questi temi.

Affermando la completa soggettività di ogni pratica sessuale, ogni essere percepisce il desiderio, il godimento e la semplice pulsione animale in modo differente. Le donne tendono ad associare il desiderio sessuale ad una cosa per lo più mentale (non tutte). Cercando di evitare generalizzazioni e banalizzazioni di un concetto così complicato, rimando ad un post di Fikasicula sul suo blog.

Cioè, non è la pulsione sessuale oggettivo/soggettiva che ci può essere in un uomo, come ad esempio il riconoscere in una bella donna (tipo Angiolina Jolie, per prendere uno stereotipo) un desiderio e una pulsione "animale", indipendentemente dalla mente e dalle sue categorie. Molte donne affermano che anche quella pulsione "animale" prescinde comunque da alcune sensazioni mentali, come il riconoscere nell'altro un possibile partner, o "pensare" e cercare un qualcosa di particolare con quella determinata persona (che possa essere anche la risoluzione di alcune questioni personali, o insomma dettagli che per l'amplesso sessuale vero e proprio potrebbero essere irrilevanti).

Lei infatti sostiene che questa situazione degli orgasmi multipli si sia manifestata soprattutto perché da parte sua io rappresentavo in quel momento il suo partner ideale.

Uso il passato perché ovviamente come tutte le cose belle del mondo, non sono fatte per durare.

Come dice Slavina riguardo agli uomini, per me è lo stesso per le donne: Lei, come tutte le donne serie che ho conosciuto, a letto sputano, sculacciano, urlano, gridano, si toccano, si fanno girare e girare e rigirare senza dover chiedere, in un rapporto che comunque rimane rispettoso e reciproco. Ma poi quando state da soli, magari al supermercato tra il banco del pesce e quello della carne, si mettono in punta di piedi e stringendoti al collo ti dicono Ti Amo. Quando attraversi la strada ti tengono per mano. Tutte quelle azioni che possono sembrare patetiche e stomachevoli. Ma che a me ricordano quanto di vero ci sia in ogni uomo/donna.

Perchè si può parlare di lotta di classe e di Marx... ma la cosa che ci lega più di tutte al reale, è il desiderio tra i corpi, le anime, le passioni e gli affetti come i sentimenti. Perché siamo fatti per convivere con le nostre passioni, l'odio, l'amore, l'ira, l'invidia, la gelosia, ed è da qui che ogni metadiscorso su moltitudine, reddito, resistenza attiva, acquista un senso.

L'essere è immanente, come la realtà spinoziana. 

Ed è questo legame con il reale, con l'essenza-esistenza dell'uomo che quando diviene collettivo (come ad esempio in un rapporto sessuale) nella società individualistica ed egoistica in cui viviamo, diviene eccedenza. E questa eccedenza è la massima forma di sovversione.

E' dal recupero dell'essere umano come totalità di ragione e passione che possiamo gettare le basi per un'alternativa radicale, dal basso, moltitudinaria.

Di rifiuto al lavoro, alla famiglia, allo stato. Se questa è pornografia, sono fiero di essere pornografico.   

 

 

How to: wiki e link per approfondire:

 

Femminismo a sud.noblogs: blog di fikasicula, articoli vari.

Fastidio.noblogs : blog di fastidio in temi di autoerotismo, devianze, pornografie ecc.

Female Orgasm Secret: sito in inglese, dedicato agli orgasmi femminili.

The Clitoris.com : sito in inglese molto ricco di foto e approfondimenti

wikipedia sul punto_G: sito in italiano

• wikipedia sull'eiaculazione femminile: sito in 

italiano